Scorte esaurite.
Le cose che amo: Le donne, la vita bella, il mondo giusto, la gente buona, mangiare bene, viaggiare, la bella musica, l arte, la comunicazione, il computer
Le cose che non sopporto: Le donne che se la tirano, le ingiustizie, gli sbruffoni, quelli che sanno tutto, la superficialità, la petulanza, la falsità
Segolene Royal
Un esempio di gnocca con la testa

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a patata lessa
Ecco l'idea...
quanti siamo qui? Quasi trentamila?
Vabbè, facciamo che di effettivi ne siamo ventimila...
se un migliaio di noi ci associassimo, mettessimo qualche soldo a testa (tipo cento euro al mese per un anno) e comprassimo una villa o un capannone dalle parti del Fuori Orario, e lo usassimo per le cose più svariate? Tipo dormirci quando all'uscita siamo troppo cotti, o farci qualche cosa quando il FO è chiuso, farci dei corsi, e chissà quante altre cose... gratis per chi partecipa e a prezzi politici per tutti gli altri...
se vi piace l'idea, lasciate un commento qui, se poi qualcuno mi vuole dare una mano attiva a sviluppare l'idea, mi mandi un messaggio! E intanto, passate parola e mandate altri a leggere qui!
Una casa autogestita....
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No Concept
Ecco, ci voleva. Una rivelazione, quando non ne aspettavo più.
Giovanni Allevi. No Concept.
Era dai tempi del Koln Concert che non sentivo una cosa del genere.
http://www.giovanniallevi.it/sito/home.html
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Algebra
Ognuna di voi mi ha dato qualcosa,
ognuna di voi mi ha tolto qualcosa
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Che cazzata!
Yeah Fabri Fibra in the mix
in the mix incominciamo
incominciamo incominciamo
incominciamo, incominciamo
Qua dentro non si respira
qua dentro non si respira
qua dentro non si respira
qua dentro non si respira
ah incominciamo, incominciamo
qua dentro non si respira
Questa tipa appena incontrata
si presenta come una fata
ascolta musica alternativa
e dice : "Io sono trasgressiva!"
Ho occhi solo per te sei oro
te solo solo te tesoro
siamo tutti fuoco nel fuoco
chiamo un altro e facciamo un gioco
e tu tu tutto d'un tratto osservi
sembri più interessata cenesventola innamorata
anch'io ti rappo una serenata
e quante volte dimmi l'hai data?
mi risponde: "Mai!!" che cazzata
io con te tu con me è andata
non te ne pentirai che cazzata
tu non mi lascerai cazzata
e io non ti lascerò che cazzata
dicono tutti questa cazzata
bevono tutte questa cazzata
tu non mi lascerai cazzata
e io non ti lascerò che cazzata
dicono tutte questa cazzata
bevono tutti questa cazzata
ho un affitto che è una mazzata
non guadagno mezza giornata
quando bevo io dico stronzate
sono sterile che cazzata
lei mi guarda imbarazzata
questa tipa tutt'abbronzata
che lavoro fai? guarda lavoro
in banca e sono socio di.. che cazzata
ho pure un locale qui..che cazzata
e chiuso ogni venerdì che cazzata
lesbo?eh?chi?cos'è stato?l'hai sentito no?
che cazzata voglio che passi qui la nottata
una come te l'ho sempre cercata
ma lei mi domanda: "Sei fidanzato?"
io ma và!Fibra che cazzata!
tu non mi lascerai cazzata
e io non ti lascerò che cazzata
dicono tutti questa cazzata
bevono tutte questa cazzata
tu non mi lascerai che cazzata
e io non ti lascerò che cazzata
dicono tutte questa cazzata
bevono tutti questa cazzata
ho una relazione a distanza
ci vediamo una volta al mese
ci chiudiamo dentro a una stanza
sembra una tortura cinese
tu non mi lascerai che cazzata
te lo dico pure in cinese
atakawa troia in cinese
al ristorante non bado a spese
cosa?vuoi anche la zuppa inglese
lei mi dice non ho pretese
basta farlo una volta al mese
si, magari una volta al mese
tu non mi lascerai che cazzata
e io non ti lascerò che cazzata
dicono tutti questa cazzata
bevono tutte questa cazzata
tu non mi lascerai che cazzata
e io non ti lascerò che cazzata
dicono tutte questa cazzata
bevono tutti questa cazzata
ciao dimmi sei qui da un pò
ma quanto bella sei?ah lo so..
ci vieni spesso qui?si lo so..
verrà altra gente poi?già lo so..
se fossi un pa se fossi un vero pazzo
o ci stai o mi ammazzo
ti piace il ca ti piace il ca..il calcio
sta canzone è uno strazio
forse ci ho preso un pò la mira
e solo un'altra che se la tira
e noi che siamo qui tutti in fila
a soffocare non si respira!
qua dentro non si respira
qua dentro non si respira
qua dentro non si respira
qua dentro non si respira
ah incominciamo ah incominciamo
qua dentro non si respira
tu non mi lascerai che cazzata
e io non ti lascerò che cazzata
dicono tutti questa cazzata
bevono tutte questa cazzata
tu non mi lascerai che cazzata
e io non ti lascerò che cazzata
dicono tutte questa cazzata
bevono tutti questa cazzata
tu non mi lascerai che cazzata
e io non ti lascerò che cazzata
dicono tutti questa cazzata
bevono tutte questa cazzata
tu non mi lascerai che cazzata
e io non ti lascerò che cazzata
dicono tutte questa cazzata
bevono tutti questa cazzata
(Fabri Fibra ovviamente)
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Nobel per la pace al banchiere dei poveri

Il premio Nobel per la pace 2006 è stato assegnato a Muhammad Yunus e alla Grameen Bank, creata in Bangladesh nel 1976.
Nella motivazione, il comitato dei Nobel cita «i loro sforzi per creare uno svilupo economico e sociale dal basso». Con lui è stata premiata anche l'istituzione che da 23 anni fornisce microcredito, vale a dire prestiti senza garanzie ai poveri per aiutarli a creare piccole attività. La banca oggi ha 1.084 filiali e vi lavorano 12.500 persone. I clienti in 37mila villaggi sono 2 milioni e 100mila, per il 94 per cento donne. E il sistema non sembra essere in perdita: il 98% dei prestiti viene restituito.
Una bella storia
Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri, premiato oggi con il Nobel per la pace, ha 66 anni. È nato nel 1940 a Chittagong, il più importante centro economico del Bengala Orientale. Terzo di 14 figli, cinque dei quali morti ancora bambini, si è laureato in Economia nella sua città poi, dopo il Fullbright, ha conseguito il dottorato all'Università Vanderbilt di Nashville (Tennessee).
A differenza di molti coetanei rimasti a lavorare negli Stati Uniti, dopo gli studi è tornato in patria. Nel 1972 è diventato capo del Dipartimento economico dell'università di Chittagong. Nel 1974 ha avviato il primo esperimento di microcredito, dopo aver visitato il villaggio poverissimo di Jobra durante la terribile carestia che aveva colpito il Bangladesh.
Visto il successo, l'idea si è consolidata e nel 1983 con un decreto governativo è nata ufficialmente la Grameen Bank, di cui Yunus è diventato direttore.
Da allora si occupa di progetti di finanziamento ai poveri.
Ha scritto la sua autobiografia dal titolo: «Il banchiere dei poveri».
«Credo che questo sia un meraviglioso riconoscimento dei nostri sforzi alla banca Grameen», ha dichiarato ai giornalisti accorsi nella sua casa di Dacca subito dopo la notizia del Nobel. Yunus ha reso omaggio «a tutte le donne che lavorano per la banca e che ne hanno reso possibile il successo». Poi ha aggiunto: «Sono anche orgoglioso per il mio Paese».
Banca del villaggio
La Grameen Bank, la banca del villaggio, è nata 27 anni fa. L'idea è venuta a Yunnus nel 1972, quando insieme con un gruppo di allievi visitò il villaggio poverissimo di Jobra, durante la terribile carestia che aveva colpito il Bangladesh.
Lì incontrò una donna che gli raccontò la sua storia.
La donna, da piccola imprenditrice, aveva iniziato a intrecciare stuoie di bambù chiedendo in prestito 15 pence al tasso del 10% la settimana per comperare il materiale. Dopo avere venduto le stuoie e ripagato il debito, le restava un guadagno di appena un pence.
Se avesse avuto i soldi a un tasso più favorevole, pensò Yunus, il suo margine sarebbe stato ben più alto.
Sulla base di quell'incontro il professore cominciò l'esperimento del 'microcredito’, piccole somme di denaro concesse a chi avviava un'attività.
Prestò l'equivalente di 27 dollari ad alcuni abitanti del villaggio per sottrarli agli strozzini.
Il professore, allora responsabile del programma di Economia rurale all'università di Chittagong, sua città natale nel Bengala Orientale, iniziò nel 1976 uno studio di fattibilità per la realizzazione di un sistema creditizio basato sulle necessità dei poveri nelle campagne.
L'idea del microcredito fu portata anche in villaggi vicini e, con il sostegno della Banca centrale del Paese, sperimentata anche nel distretto di Tangail a nord della capitale Dacca.
Visto il successo, molti distretti percorsero la stessa satrada.
Formalmente la Grameen Bank è nata nell'ottobre del 1983, istituita da un decreto legge goverbnativo. Oggi è di proprietà dei suoi stessi clienti: i debitori detengono il 90% delle azioni. Il resto è in mano allo Stato.
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Ridere di te
Tu sì.....che sei Speciale
ti invidio sempre un po'
sai sempre cosa fare...e...
e che cosa è giusto o no!
Tu sei così sicura
di tutto intorno a te
che sembri quasi un'onda che
che si trascina.....me
lascia stare
che ho qualche anno in più
meno male
che sei convinta tu
io sto uguale
mi chiedo solo se
faccio male...a volte
a ridere di te
Le stelle stanno in cielo
e i Sogni....non lo so
So solo che son pochi....
quelli che s'avverano
Io so che sei una donna
Onesta!......non lo so
soprattutto con Se Stessa...
con Se Stessa....forse no
lascia stare
che ho qualche anno in più
meno male
che sei convinta tu
io sto uguale
...adesso penso che
chissà quante volte
hai riso tu di me
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Opportuna
Lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Da Piergiorgio Welby, Co-Presidente dell'Associazione Coscioni
21 settembre 2006
Caro Presidente,
scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.
Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l'ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.
La giornata inizia con l'allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l'aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un'ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l'aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un'ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l'ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.
Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l'amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso - morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita - è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio ... è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c'è pietà.
Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una "morte dignitosa". No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.
La morte non può essere "dignitosa"; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia "dignitosa" è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell'occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos'è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: "Ostico, lottare. Sfacelo m'assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m'accerchia senza spiragli. Non esiste approdo".
L'approdo esiste, ma l'eutanasia non è "morte dignitosa", ma morte opportuna, nelle parole dell'uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che "spinge verso il porto"; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo "luogo" dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.
In Italia, l'eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non "esista": vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente "terminale" che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di "approdo" alla morte opportuna.
Una legge sull'eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L'associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l'impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell'alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L'opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.
Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.
Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che "di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale". Ma che cosa c'è di "naturale" in una sala di rianimazione? Che cosa c'è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c'è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l'aria nei polmoni? Che cosa c'è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l'ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa "giocare" con la vita e il dolore altrui.
Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica' - io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.
Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto.
Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui.
Il mio sogno, anche come co-Presidente dell'Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l'eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.
Piergiorgio Welby
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